The trick is to keep breathing

and watch the world spinning / gently out of time

I am Real Life

Blogger: OirArtNoc
Nome: E.
Scrivo perché è terapeutico. Suono per lo stesso motivo. Osservo, ascolto, leggo perché adoro i dettagli. E bevo il chinotto perché non c'è niente di meglio al mondo. Almeno per ora.

giubbocs:

Billy Joel
"Vienna"
("The Stranger", 1977)

Gravi intolleranze:

- l'afa estiva
- i tarli
- i fascisti, vecchi e nuovi
- il gorgonzola
- chi pranza abitualmente da macdonald's
- chi tira i sassi al macdonald's
- chi scrive di odiare l'ipocrisia (ipocriti!)
- quelli che postano la stessa cosa in trenta blog, contemporaneamente
- la nota del lupo
- chi abusa dei caratteri cirillici perché fanno "fashion" (la и è una I, non una N, perdio)
- la birra sgasata
- l'uso indiscriminato della k
- gli scout (è così)
- tutte le abbreviazioni, tranne "cmq"
- l'odore dei posacenere stracolmi
- i semafori col photored
- gli strumenti con le corde incrostate
- chi si professa "poeta" solo perché va a capo prima del punto
- il mal di testa del giorno dopo
- la mia vespa quando non si accende

Most Wanted:
(dieci ellepì che potreste regalarmi..)

"Un biglietto del tram"
Stormy Six (1975)

"Storia di un impiegato"
Fabrizio De André (1973)

"The heart of saturday night"
Tom Waits (1974)

"Blue"
Joni Mitchell (1971)

"Pink moon"
Nick Drake (1971)

"Felona e Sorona"
Le Orme (1973)

"Disoccupate le strade dai sogni"
Claudio Lolli (1977)

"New Trolls"
New Trolls (1970)

"Rush"
Rush (1974)

"You are the music.. we're just the band"
Trapeze (1972)

Sto (ri)leggendo:

"Nella colonia penale"
(Franz Kafka)
1914

Sto (ri)ascoltando:

"When the pawn.."
(Fiona Apple)
1999

Ho (ri)visto:

"Daunbailò"
(J. Jarmusch)
1986

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(prima o poi li metto, giuro)

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giovedì, 14 febbraio 2008

Giada e Betta



[Intra (VB), lungolago, 14 febbraio 2008]
[Se esistete davvero, abbiate tutto il mio più sincero affetto, oggi]

postato da: OirArtNoc alle ore 23:10 | link | commenti (9)
categorie: pensieri, riflessioni, foto
domenica, 03 febbraio 2008

dueparole

Due parole: Smashing Pumpkins. Ho talmente tante cose da dire sul concerto di stasera che alla fine non ne viene fuori nessuna. All'attacco di tonight tonight mi è mancata la terra da sotto le All-Star rosse, comprate ai tempi in cui Mellon Collie era nella sezione "novità" del mio negozio di dischi, in centro. Ho ballato cheek to cheeck, come nei film in bianco e nero con una ragazza in mezzo al caos del pubblico, mentre Billy Corgan si esibiva in un grottesco brano quasi swing, e credo di essermi completamente innamorato, della ragazza, dico. Perché era una vita che non mi sentivo mancare così il fiato, a ballare, e il suo profumo mi faceva girare la testa, quasi. E non aveva nessun profumo, nel senso artificiale, artificioso del termine. Mi tremavano le ginocchia quando dal palco è partito l'intro di organo di Foreplay dei Boston, che io custodisco gelosamente in vinile, in bottega. Saltavo e mi guardavo intorno: "cristo, i Boston, stanno facendo una cover dei Boston!". Ma in pochi capivano. Ora che sono di nuovo a casa, dopo quaranta minuti di autostrada delle nebbie, mi rendo conto che è tutto praticamente perfetto. E il dio del Random, per premiarmi della giornata, mi ha appena messo Pink Moon sull'iTunes. Devo dormirci sopra, altrimenti le parole non verranno mai fuori.

The impossible is possible. tonight

postato da: OirArtNoc alle ore 02:11 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, pensieri, musica, rock, concerto, i fattacci miei
sabato, 02 febbraio 2008

Come l'acciaio resiste la città


I camion continuano a sfilare, con i radiatori fumanti di vapore. Uno di essi si ferma e il conducente smonta e accende un fuocherello nella neve, con quello che trova: benzina, petrolio, qualche pezzettino di legno. Un altro soldato arriva con un pneumatico tolto ad un mezzo meccanizzato tedesco immobilizzato. Getta la gomma sul falò e questa brucia subito, emanando calore. Poi il conducente mette un po' di brace in un secchio e va a collocarla sotto al radiatore.
Altri soldati si raccolgono attorno ai fuochi. Alcuni scaldano le mani infilandole direttamente tra le fiamme per un secondo o due. Hanno freddo e sono stanchi, e parlano poco.
Arriva un pezzo di artiglieria da campagna. Uno dei cavalli scivola e cade,. Due uomini lo aiutano a rialzarsi, altri si avvicinano per dare una mano a spingere il cannone.
"Raz! Dva! Vzavali! - Uno, due, spingi!".
E così la divisione continua a marciare nella notte.
La battaglia di Stalingrado è finita.

[W. Kerr, "il segreto di Stalingrado", 1976]

2 Febbraio 1943: alle ore 16 ogni combattimento all'interno della città è terminato. La VI armata del generale Von Paulus è stata definitivamente annientata dalla resistenza russa, ad un prezzo inimmaginabilmente alto, però. La battaglia per la città che porta il nome del Capo Assoluto è terminata, la guerra no, ma la lezione di Stalingrado insegna all'Europa, e al Mondo intero, che la lucida follia di Hitler è qualcosa di umano, e quindi imperfetto, e quindi temporaneo. In egual modo dimostrerà, negli anni successivi, la maniacale freddezza scacchistica di Stalin, "uomo d'acciaio", che avrebbe attirato nella trappola l'avversario nascondendo a lui, agli alleati, e persino alla sua stessa gente, l'esistenza di una mastodontica armata di riserva, da utilizzare solo nel momento opportuno, lasciata in disparte mentre sulla riva del volga la fanteria con la Stella Rossa veniva armata così come si vede ne "il nemico alle porte": "il primo soldato avrà un fucile, il secondo solo le cartucce. Quando il primo soldato muore, il secondo soldato prende il fucile".

Fame e macerie sotto i mortai
Come l'acciaio resiste la città
Strade di Stalingrado di sangue siete lastricate
Ride una donna di granito su mille barricate

Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D'ora in poi troverà Stalingrado in ogni città

l'orchestra fa ballare gli ufficiali nei caffè
l'inverno mette il gelo nelle ossa
ma dentro le prigioni l'aria brucia come se
cantasse il coro dell'armata rossa

la radio al buio e sette operai
sette bicchieri che brindano a Lenin
e Stalingrado arriva nella cascina e nel fienile
vola un berretto un uomo ride e prepara il suo fucile

Sulla sua strada gelata...


[Stormy six]


postato da: OirArtNoc alle ore 09:56 | link | commenti (4)
categorie: citazioni, riflessioni, racconto, storia
domenica, 27 gennaio 2008

27 gennaio 1944

Terminava, dopo novecento giorni, l'assedio della città di Leningrado. Città-eroe, città martire, città che resiste, accerchiata e imprigionata, al pugno d'acciaio del Reich. Città dimenticata, abbandonata al coraggio e alla disperazione dei cittadini, gettati in pasto al nemico per salvare gli equilibri geopolitici del conflitto. Credo possa essere un altro lato di questa Giornata della Memoria. Naturalmente senza dimenticare il massacro degli Ebrei, degli Omosessuali, dei Rom, degli Antifascisti di ogni credo e di ogni formazione culturale, oppositori del regime, o semplici vittime della follia collettiva. Memoria per quello che è stato, che è, che sarà la guerra: follia cosciente, abbandono, devastazione.


[Leningrad Gorod Geroi - Leningrado Città-Eroe]
postato da: OirArtNoc alle ore 15:45 | link | commenti (7)
categorie: pensieri, riflessioni, storia
martedì, 22 gennaio 2008

Ciao, comandante




Arrigo Boldrini, il "comandante Bulow".
Antifascista, partigiano.
Medaglia d'oro al valor militare.

"Noi abbiamo combattuto per quelli che c'erano, per quelli che non c'erano e anche per chi era contro..."
postato da: OirArtNoc alle ore 12:12 | link | commenti (2)
categorie: citazioni, politica, avvisi, news, storia, blue
lunedì, 21 gennaio 2008

Here's to the bachelors!

All my friends are married
every Tom and Dick and Harry
you must be strong
to go it alone
here's to the bachelors
and the bowery bums
and those who feel that they're the ones
who are better off without a wife

I like to sleep until the crack of noon
midnight howlin' at the moon
goin' out when I wanto, comin' home when I please
I don't have to ask permission
if I want to go out fishing
and I never have to ask for the keys

never been no Valentino
had a girl who lived in Reno
left me for a trumpet player
didn't get me down
he was wanted for assault
though he said it weren't his fault
well the coppers rode him right
out of town

I like to sleep until the crack of noon..

selfish about my privacy
as long as I can be with me
we get along so well I can't believe

I love to chew the fat with folks
and listen to all your dirty jokes
I'm so thankful for these friends
I do receive


I like to sleep until the crack of noon..



 

[Grazie, Tom, come sempre mi fai trovare le parole giuste al momento giusto]
[Sto lavorando ad un progetto per una comune dei single con due amiche]
[Frigo pieno di schifezze, musica tutto il giorno, divisione socialistica dei lavori di casa]
[Io cucino, lavo, aggiusto e riparo, apro barattoli, basta che non mi facciate stirare]
[stipendi in comune, ma soprattutto no-sex-zone, divieto assoluto di rapporti fisici di ogni genere]
[Tranne che a scopo riproduttivo, per la prosecuzione della specie, nell'anno 2010]
[Astenersi perditempo, coppie, e abitudinari del fidanzamento precoce]

postato da: OirArtNoc alle ore 11:27 | link | commenti (11)
categorie: citazioni, pensieri, musica, riflessioni, video, single
lunedì, 07 gennaio 2008

Separati alla nascita

E' ora di stemperare un po' i toni. E di mettere in pratica la neoritrovata regola del prendersi molto poco sul serio. Così, a puro fine terapeutico, vi mostrerò la prova provata della mia perfetta somiglianza con Johnny Depp. Sì, effettivamente siamo stati separati alla nascita. Io ci ho messo un po' di più per emettere il mio primo vagito, diciamo un buon diciott'anni.. Durante il prolungato travaglio, e mentre il mio gemello iniziava già a muoversi per il mondo sbrilluccicante dello showbiz, io avevo già attrezzato il mio rifugio intrauterino in modo da ricavarne un comodo loft. L'unico inconveniente di abitare per così tanto tempo in un luogo tanto inaccessibile, è che dovevo fare a meno del ghiaccio per i miei mojitos. Non si può avere tutto!

 
 


postato da: OirArtNoc alle ore 23:15 | link | commenti (6)
categorie: cazzate
domenica, 06 gennaio 2008

A la santé du feu, et de la flamme

Credo di aver capito qualcosa, guardandomi indietro, stasera, mentre i tergicristalli spazzavano pioggia idiota dal parabrezza della macchina, pioggia inutile che cancella la poca neve rimasta, che mi infradicia il cappello, e i pensieri. Credo di aver imparato che l'importante sia non prendersi mai troppo sul serio, perché non esiste dolore peggiore di una fiducia tradita. Credo che sia sempre e comunque necessario avere un'uscita di sicurezza, nelle scelte, e una valvola di sfogo, per ogni singola certezza, per ogni passione che ci avvolge e strozza. Credo di aver compreso quanto la necessità di perdersi in idiozie sia la condizione necessaria per blindare e racchiudere la propria essenza in un angolo minuscolo del nostro essere, conservato come un tesoro raro, e quindi prezioso. Credo di capire, ora, quanto poco sia importante il lato esteriore, e di quanto sia fondamentale sapersi minare, sapersi abbattere con le proprie mani, per risorgere come la Fenice, dimostrando prima a noi stessi, e poi agli altri, che siamo prima di tutto uomini, individui, deboli e inaccontentabili, fiondati verso un futuro a scapito del presente. Credo di aver rovinato un po' tutto, ma sento di essere lì, seduto per terra, di fianco al me stesso sconfitto e bagnato di pioggia, ad osservarmi con le braccia che stringono le ginocchia, a ridere del disastro combinato, con la sensazione incredibilmente leggera di chi, spaccato e sventrato il carillon a molla, si diverte a contarne le molle, a pizzicare con le dita ogni singolo dente, per sentirne uscir fuori un suono che non è più dettato da un rullo dentellato, ma che, in balia del caso, diventa pressoché infinito, scomposto in migliaia di combinazioni, mai uguali. Vere.
Credo di essere vagamente, no, decisamente sbronzo, terribilmente solo, inguaribilmente incapace di ripetere l'atavico rituale sociale dei corteggiamenti. Eppure, libero dagli schemi a cui proprio non riesco ad abituarmi, ora mi sento leggero. Sì. Credo di essere libero, in questo momento. Splendidamente menefreghista.
Temo però che domani tutto questo mi passerà, con il mal di testa e la nausea e la bocca impastata di chi si sveglia, coglione, la domenica mattina strascicando i piedi verso il primo caffé del mattino, maledicendo ogni cosa nel raggio di qualche metro, dalle pareti ai mobili, al trillo del telefono, all'assoluta fermezza dell'aria nella casa vuota. Perché la consapevolezza, così come la miglior sbronza, si dissolve in poche ore, e lascia soltanto una scia ovattata di pensieri ai quali, da sobri, non si dà alcun tipo di importanza. Pensieri inutili, peggio, dannosi, quando si cerca di essere in funzione degli altri, anziché di sé stessi.
Mi saluto così, prima di piombare nel sonno zanzaroso di chi dorme con un sorriso artificiale stampato sulle labbra, i Genesis nelle orecchie (a simulare una tanto anelata voglia di rinascita). Perché mi resti ben stampato in testa che la differenza tra ciò che siamo e ciò che vogliamo essere è immensa, e che l'unico motivo per cui non riusciamo mai ad avere ciò che vogliamo e che di fatto vogliamo tutto, e subito. E vale a dire che non vogliamo proprio nulla, in realtà.

Though they say she's not too bright
She takes care of all the light
Without you it's cold and stark
We would all be in the dark

postato da: OirArtNoc alle ore 03:46 | link | commenti (7)
categorie: pensieri, pioggia, blue, selvatico
mercoledì, 02 gennaio 2008

anno nuovo

Vedremo. Per ora i primi due giorni sono stati sereni, tranquilli. Ne mancano solo trecentosessantaquattro. In fondo sono ottimista, sotto sotto, lo sono sempre stato.



[il sole casca dietro alla montagna, di fronte al lago che mi ha ospitato in questi giorni]
postato da: OirArtNoc alle ore 21:18 | link | commenti (7)
categorie: pensieri, foto, capodanno
giovedì, 27 dicembre 2007

News of the World

Pakistan: è morta Benazir Bhutto, leader storica del Partito Popolare del Pakistan. Benazir Bhutto, 54 anni, laureata in scienze politiche, filosofia ed economia, è stata per decenni la figura di riferimento del movimento indipendentista pakistano, guadagnandosi il titolo di prima donna-premier in un paese musulmano, nel 1988. Destituita nel 1990, è stata rieletta nel 1993. Destituita nuovamente nel 1996, decide di allontanarsi dal suo Pakistan per un esilio volontario durato otto anni. Vuole però tornare in patria per ricandidarsi alle elezioni politiche che si terranno nel 2008.
Evidentemente la sua figura dà qualche noia ai signori in divisa a capo di un paese che, unico in tutto l'Islam, può vantare sia il dichiarato possesso di armi di distruzione di massa, sia una florida amicizia con gli Stati Uniti di George W. Bush. Il 18 ottobre 2007 la Bhutto si salva da un attentato terroristico
costato la vita a 138 persone. Ma il culo -si sa- non dura per sempre, e così oggi, 27 dicembre 2007, in un secondo attentato, Benazir Bhutto viene raggiunta dai colpi d'arma da fuoco di un kamikaze, che, per essere sicuro di non fare la cazzata del predecessore, prima le spara, poi si lascia esplodere.

Immediata la reazione del presidentissimo Musharraf, che ha immediatamente riunito il governo. Dall'interno della sala si sono sentite alcune esplosioni. "Non preoccupatevi" tranquillizzano gli  uomini del presidente "erano soltanto i tappi delle bottiglie di champagne". La festa si protrarrà per tutta la serata.

sit tibi terra levis


postato da: OirArtNoc alle ore 19:44 | link | commenti (5)
categorie: politica, news, storia
lunedì, 24 dicembre 2007

ogni stramaledetto anno.

Ogni stramaledetto anno arriva la cazzata. Così anche stavolta. Mi sono trovato di fronte ad una brutta situazione. Ad una situazione di quelle che stridono così tanto da farti saltare per aria le orecchie, da farti strizzare gli occhi così forte che poi ti sembra quasi che la stanza luccichi. Come spesso accade, tutto nasce da un episodio banale, del tutto aleatorio, come può esserlo la vacanzina che ferie permettendo ognuno di noi si spalma nei dintorni di capodanno. Fino ad una settimana fa si doveva concludere tutto con il solito gruppo di amici, tutti rigorosamente in coppia, ma del tutto privi di quella fastidiosa sdolcinatezza che ti fa salire ancora di più la tristezza per essere sempre il solito dispari, proprio in quella sera lì, una di quelle in cui in fondo ti fa anche piacere trovarti a tu per tu con un paio di labbra. Poi di colpo salta fuori una nuova possibilità, talmente in fretta da non farti rendere conto di nulla. Un viaggio in pulmino a Bratislava, nove persone che conosco, ma non benissimo, una botta tardoadolescenziale non indifferente. Inizia il discidium interiore, tra la cosa "giusta" e la cosa "bella", e il mio cervello, mai particolarmente reattivo, è andato in pappa. Ne ho parlato con una delle poche persone che mi capiscano nell'Universo, diretta interessata del problema. Idea pessima, risultato peggiore. La realtà è che essere del tutto sinceri non è mai la soluzione migliore, perché la sincerità è ossigeno puro: instabile, velenosa, esplosiva, specie se riguarda il diretto interessato. I sentimenti sono nervi scoperti, toccarli è doloroso, anche quando le intenzioni sono le migliori. Così ho deciso di non partire con quelli del pulmino, e in più passerò capodanno con persone che mi hanno bonariamente preso come il truculento traditore dello Spirito Natalizio, una sorta di mr Hyde cattivo, egoista, infantile. Se già questo natale non mi entusiasmava, adesso mi sta anche vagamente sui coglioni. Direbbe Merlino: honolulu, arrivoooooooooooooooooooooooooooooooooo.


postato da: OirArtNoc alle ore 15:26 | link | commenti (7)
categorie: pensieri, sfogo, blue, natale, i fattacci miei
sabato, 22 dicembre 2007

I wish I had a river

 


It's coming on Christmas
They're cutting down trees
They're putting up reindeer
And singing songs of joy and peace
Oh I wish I had a river
I could skate away on
But it don't snow here
It stays pretty green
I'm going to make a lot of money
Then I'm going to quit this crazy scene
I wish I had a river
I could skate away on


I wish I had a river so long
I would teach my feet to fly
Oh I wish I had a river
I could skate away on
I made my baby cry


He tried hard to help me
You know, he put me at ease
And he loved me so naughty
Made me weak in the knees
Oh I wish I had a river
I could skate away on
I'm so hard to handle
I'm selfish and I'm sad
Now I've gone and lost the best baby
That I ever had
Oh I wish I had a river
I could skate away on

I wish I had a river so long
I would teach my feet to fly
Oh I wish I had a river
I made my baby say goodbye


It's coming on Christmas
They're cutting down trees
They're putting up reindeer
And singing songs of joy and peace
I wish I had a river
I could skate away on


River
(Joni Mitchell)
"blue", 1971



postato da: OirArtNoc alle ore 09:25 | link | commenti (3)
categorie: citazioni, pensieri, musica, pianoforte, blue, natale
lunedì, 17 dicembre 2007

Poveri partigiani

Poveri nomi e cognomi dei caduti di tutte le guerre
che stanno sempre sulla bocca degli onorevoli politici
con tutti quei morti in bocca avranno sicuramente un alito pesante
la loro lingua è un camposanto.. dove resuscitano ogni tanto..

Ricordate i morti, ma ricordateli vivi.

[Ascanio Celestini]
postato da: OirArtNoc alle ore 20:24 | link | commenti
categorie: citazioni, pensieri, musica
sabato, 15 dicembre 2007

slightly mad

Are they trying to tell you something?
You're missing that one final screw
You're simply not in the pink my dear
To be honest you haven't got a clue

 

(it finally happens?)
postato da: OirArtNoc alle ore 01:28 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, video
mercoledì, 12 dicembre 2007

Viva L'Italia


L'Italia del 12 dicembre
 l'Italia con le bandiere,
 l'Italia nuda come sempre,
 l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l'Italia, l'Italia che resiste.



Trentotto anni fa, alle sedici e trentasette esatte, un'esplosione sventrò il salone centrale della Banca Nazionale dell'Agricoltura, in Piazza Fontana, a Milano. Sedici persone furono assassinate, ottantotto ferite. Un numero piuttosto esiguo di vittime, se si pensa agli ottantacinque morti della Strage di Bologna, ma una vera e propria ecatombe dal punto di vista politico, sociale: Piazza Fontana è la madre di tutte le stragi, è il primo strappo, profondo, lacerante, del tessuto malamente cicatrizzato dopo la fine della Guerra. E' il precedente a cui ci si rifarà negli anni snocciolando la lunga fila di stragi che da quel dicembre '69 macchieranno di sangue il nostro Paese: la strage alla Questura di Milano, Piazza della Loggia a Brescia, la bomba sull'Italicus, la strage di Ustica, quella di Bologna del 1980, per citare solo le principali. Nessun movente apparente, esecutori fantasma, un'indagine depistata fin dal primissimo momento, quando le forze di polizia si accanirono senza prove sui membri del Circolo Anarchico 22 Marzo, incarcerando ingiustamente Pietro Valpreda, e suicidando, se così si può dire, Pino Pinelli, nella speranza di poter cavalcare lo stereotipo culturale dell'anarchico bombarolo. La seconda pista, quella nera, fascista, fu insabbiata ad arte in un tempo record, ed è del 2005 la notizia della chiusura definitiva del caso. Nessun mandante, nessun esecutore. Un delitto perfetto, eseguito in un periodo storico in cui nell'Europa di Tito, di Franco e della dittatura dei Colonnelli in Grecia, anche lo Stato-nello-Stato Italiano si sarebbe leccato le dita per una svolta autoritaria, militarista che allineasse il Paese con lo Standard già presente nelle altre nazioni "amiche", e che avrebbe da lì a quattro anni coinvolto altri paesi come Cile (1973) e Argentina (1976). Quale sistema migliore se non inventarsi una strage su misura, nel cuore del cuore pulsante del Lavoro italiano, attribuirla ad un movimento anarcoide, insurrezionalista (il Cattivo per antonomasia nella mentalità borghese dell'epoca), per poter giustificare delle leggi speciali, garantiste, militariste, reazionarie, ed impossessarsi una volta per tutte del potere? Un anno dopo, il sette dicembre '70, falliva miseramente il Golpe Borghese, unico tentativo giunto alle nostre orecchie di Colpo di Stato ufficiale. Altre stragi, come sappiamo, avrebbero macchiato di rosso gli anni peggiori del nostro dopoguerra, e ancora oggi non abbiamo una verità a cui rifarci.

In memoria delle vittime:

Giovanni Arnoldi, Giulio China, Eugenio Corsini, Pietro Dendena, Carlo Gaiani, Calogero Galatioto, Carlo Garavaglia, Paolo Gerli, Vittorio Mocchi, Luigi Meloni, Mario Pasi, Carlo Perego, Oreste Sangalli, Angelo Scaglia, Carlo Silvia, Attilio Valè, Gerolamo Papetti. Morti innocenti.

e del ferroviere Pino Pinelli, anarchico, morto di "malore attivo", schiantato al suolo dal quarto piano della Questura di Milano. Innocente anch'egli.

non ci vuole molto a capire che niente,
niente è cambiato
da quel quarto piano in questura,
da quella finestra.
Un treno è saltato.
postato da: OirArtNoc alle ore 07:51 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, pensieri, politica, riflessioni, avvisi, news, foto, storia
lunedì, 10 dicembre 2007

rovesci umani

« Gli uomini nascono e muoiono uguali nei diritti »

Oggi si ricorda che esattamente cinquantanove anni fa, il 10 dicembre 1948, in una Parigi che ancora si ricordava cosa fosse stata l'Occupazione, le quasi neonate Nazioni Unite si ritrovarono per mettere nero su bianco quello che dovrebbe in teoria essere un Diritto Naturale, e per questo assolutamente implicito. Nei suoi trenta articoli, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo sancisce quelle che sono le esigenze primarie, e quindi necessarie, irrevocabili, di ogni singolo essere umano. Diritti civili, politici, economici, sociali, culturali. Naturalmente queste cose nel lontano '48, dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, le città sventrate dalle bombe, le tonnellate di materia organica sparse a concimare la quasi totalità del suolo europeo e non solo, avevano più che senso. Al giorno d'oggi la Dichiarazione non è nient'altro che un anacronistico esercizio di stile; non ha più senso rifarsi ad essa: siamo in un periodo di prosperosa pace, una pace così evidente da portarci persino a compiere incursioni militari, pur di mantenerla e di morirci, di pace, dentro ad un treno, al mercato, sopra un aereo. Non so voi, ma io è da tanto che non sento parlare di gente torturata, o uccisa, o comunque privata dei propri diritti, ma anche se lo fosse, starei tranquillo, perché saprei che è solo un piccolo prezzo da pagare per mantenere questa nostra sonnacchiosa Pax Universalis. Un piccolissimo prezzo. Così piccolo che va a finire che uno poi si dimentica.




["Crocefissione" - Abu Ghraib, 2004]

postato da: OirArtNoc alle ore 14:59 | link | commenti (4)
categorie: citazioni, politica, riflessioni, avvisi, news, foto, storia
domenica, 09 dicembre 2007

come un istante déjà vu

La fregatura del mese di dicembre è che io ogni stramaledetto anno, quando arriva dicembre, mi innamoro. Penso sia una questione più che altro climatica: intorno inizia a fare freddo sul serio, e la sera la nebbia ti chiude la visuale, cancella il paesaggio, ti fa sentire più solo, ma nasconde dentro sé le luci della città trasformandole in aloni gialli, lumicini, candele; quando si solleva dall'asfalto, forma una galleria fumosa, opaca, dentro cui si infilano i fanali delle automobili. Così mi accorgo di nuovo che forse potrei fare qualche sforzo per trovare qualcuno, che va bene la solitaria libertà, va bene l'eroica attesa dell'incontro perfetto, va bene la spossata delusione per i vari passati remoti dei miei affetti, ma forse varrebbe la pena rimettersi in gioco. Mi riscopro vulnerabile, e se mi va di traverso un sorriso, uno sguardo, ci casco in pieno, come un ragazzino. Tossisco cuoricini, espettoro cuoricini, mi rendo conto di diventare d'improvviso esageratamente delicato. Do la colpa al freddo, ai denti che battono la mattina presto, alle dita ghiacciate in bicicletta, do la colpa alla nebbia, che, se non lo sapevate, quando si solleva dal terreno diventa una specie di lunga galleria fumosa, tu ci passi sotto ed è come viaggiare dentro un mondo di fiaba, irreale, falso, talmente falso che ti viene da pensare "come può essere pericolosa una cosa così innocentemente bella?". Come con l'amore, d'altra parte.

postato da: OirArtNoc alle ore 23:58 | link | commenti (7)
categorie: pensieri, inverno, riflessioni, foto, nebbia, i fattacci miei
lunedì, 03 dicembre 2007

Wind of Change

"Walking down the street
Distant memories
Are buried in the past forever"

Forever? Era il lontano 1990, e gli Scorpions, così come la stragrande maggioranza dei gruppi rock occidentali, facevano di tutto per guadagnarsi le simpatie del neo-nascente pubblico dell'Est europeo, mentre l'esperimento sovietico esalava gli ultimi rauchi respiri. "Camminando per la strada quei ricordi lontani sono sepolti per sempre nel passato". Un anno dopo l'uscita di quel singolo, il Vento del Cambiamento avrebbe spazzato via gli ultimi rimasugli di un sistema politico anacronistico e troppo sbilanciato in avanti, verso Ovest, per non precipitare per terra sbattendo il muso. Unici uomini resistiti alla violenza del ciclone della libertà (che potrebbe anche essere l'aspirapolvere di berlusconi, volendo), un vecchio ubriacone pseudoliberale di nome Eltsin, che cavalcò finché poté il cadavere politicamente ancora tiepido del buon Gorbaciov per poi dimostrarsi un perfetto incapace sotto ogni punto di vista, ed un misterioso giovanotto di nome Vladimir Putin, pezzo grosso del KGB diviso tra la sua Leningrado e la frenetica vita poliziesca della Repubblica Democratica Tedesca, dove la Stasi cercava il più possibile di copiare il sistema perfetto alla russa: spiare, arrestare, reprimere, nascondere. Grande punto in comune tra i due superstiti della bufera del novantuno, un odio sviscerato nei confronti dell'Unione Sovietica della Perestrojka e del suo mentore, Michail Gorbaciov. Dopo un'insensata rielezione nel 1996, con un'economia sempre più in ginocchio, una situazione politica internazionale da strapparsi i capelli, il consenso al minimo storico, battuto pesantemente dal Vento del Cambiamento, e giusto in tempo per la fine del millennio, il Santo Bevitore decide di ritirarsi dai giochi, si vocifera per andare a far compagnia ai vecchietti che tirano i tappi del Jack Daniel's nelle botti, tanto per far passare il tempo. E chi, se non l'Uomo Nuovo della Nuova Russia, il San Giorgio del KGB, avrebbe meglio potuto prendere in mano le redini del colosso continentale e riportare all'antico splendore la terra dei Dostoevskij e dei Gogol'? Siamo nel 2000, e la cometa Putin inizia il suo volo sbrilluccicante. Grandi novità: repressione in Cecenia (ma dai!), chiusura dei rapporti con gli Stati Uniti, corsa agli armamenti, apertura all'Iran integralista e guerrafondaio (ce ne ricorderemo tra qualche anno, quando i "nostri" F-35 andranno a scaricare tritolo sulle loro case, in attesa del sacro botto che metterà fine all'esperienza umana su questo pianeta), mano sul rubinetto del gasometro europeo, volatilizzazione dell'opposizione politica (Kasparov è ancora vivo solo per via degli scacchi, e Yushenko solo perché ai tempi andava di moda la diossina, e non il polonio). Qualche omicidio sulle spalle, ma d'altra parte il KGB non è mica Disneyland e poi anche il nostro Vittorio Emanuele ha accoppato un tedesco a fucilate, che c'entra.
E il vento del cambiamento soffia, soffia, soffia.. fino alle ultime elezioni, delle quali trapelano le prime informazioni proprio questa mattina. Brogli, schede truccate, intimidazioni. Si torna al Partito Unico, con la differenza che la scheda per facilitare la visione d'insieme riporta anche il nome ed il simbolo di tutte quelle altre compagini politiche che "sarebbe meglio non votare", mettiamola così. L'anno prossimo scadrà il mandato di Vladimir Putin come presidente della Russia. Per la Costituzione non potrà essere rivotato. Ma in un paese che torna sempre più ad assumere i caratteri foschi ed inquietanti dell'epoca dello Zio Stalin, non sarà di sicuro un pezzetto di carta a fermare la Bufera del Cambiamento.


postato da: OirArtNoc alle ore 22:56 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, politica, riflessioni, news, rock
sabato, 01 dicembre 2007

La regina ed il soldato

Ho deciso di ritirar fuori una vecchia storia, perché ogni tanto fa bene.
E' il primo capitolo, gli altri seguiranno.

Se avete voglia, il capitolo primo è qui

postato da: OirArtNoc alle ore 02:52 | link | commenti (6)
categorie: racconto, romanzo
martedì, 27 novembre 2007

"ti ricordi, eran belli i nostri tempi"

Oggi mentre lavoravo mi sono imbattuto nel primo album degli Skid Row, che non ascoltavo da molto tempo. Il disco apre con la cattiveria borchiata e cotonata (che era assolutamente d'obbligo nel lontano 1989) dei primi due brani, a partire dal riff pestato e rigorosamente in quattro quarti di "Big Guns", alla ritmica più lanciata, cugina di secondo grado di "Appetite for Destruction" dei Guns n' Roses, di "Sweet Little Sister". Il terzo brano, "Can't Stand the Heartache" si apre con un coretto molto Bon Jovi, e prosegue come sarebbe proseguita una qualunque hit di Bon Jovi, appunto. Inutile dire che il vero e proprio brano col botto è la penultima traccia, la celeberrima "I remember you", che, come gli altri lentoni rock dell'epoca aveva l'importantissima funzione sociale di permettere ai metallari incalliti di potersi struggere un pochino, senza però correre il rischio di passare per degli sfigati dal cuoredipanna. La costruzione del brano è pressoché perfetta, con un giro di chitarra acustica semplice ed orecchiabile, ma non troppo, tanto per dare agli adolescenti a sei corde che si cimentavano nella pedissequa copiatura ad orecchio (tra questi, anch'io), la sensazione di essere riusciti a mettere giù un qualcosa di eccezionale, il tutto trascinando avanti e indietro fino alla nausea una cassetta Basf che si sarebbe irrimediabilmente compromessa. Subito dopo parte la voce, tranquilla e sdolcinata di un Sebastian Bach femmineo, depilatissimo, magissimo, truccatissimo: l'emblema del glam-metal di tutto un decennio. Tutto scorre tranquillo finché a metà strofa non arriva la classicissima batteria ultra-riverberata, introdotta da un fill-in così lento e banale che chiunque avesse ascoltato il brano per radio più di una volta, sarebbe stato in grado di riprodurlo, mimando la rullata con il materiale a disposizione: penne biro, posate, o persino a mani nude. Parentesi: io lo faccio ancora, di mimare l'attacco di batteria, e ne provo tutt'ora una certa qual gratificazione. Poco dopo l'attacco, la batteria muore di nuovo, per dare spazio sufficiente alle coppie amoreggianti di amoreggiare, e agli scoppiati (in entrambi i sensi) di struggersi di nuovo. si ritorna al pre-ritornello con il crescendo degli strumenti, una batteria condita di piatti a non finire e le chitarre elettriche che ricominciano ad espettorare distorsioni sovrassature: il tutto prelude ad un ritornello disperato, che avrebbe, ai tempi, fatto colare ben più di una riga di matita nera dal contorno occhi giù lungo le guance, fino alla curva della mascella. Io che le matite le usavo solo per disegnare, ammetto comunque di non essere rimasto del tutto insensibile alla portata psicosomatica del brano, e ogni volta che la risento ho una vaga sensazione ingarbugliata tra stomaco e cuore, un misto di nostalgia per i bei tempi dell'adolescenza, gli amori perfetti e fragili dell'epoca, e quel senso di eternità che avevano ogni singola esperienza e ogni singolo gesto. Il tutto prosegue e arriva l'assolo: tecnico, aggressivo, esageratamente alto di volume, pieno di armonici artificiali, che erano la vera chicca per ogni chitarrista del periodo. Poi, il silenzio. Un ultimo, tempestoso crescendo ed il gran finale, in sordina, così come era cominciato. Qui i veri pionieri delle compilations, armati di doppia piastra cassette, si preparavano ad incollarci subito dopo qualche altro lentone, magari una "patience", una "november rain", "cryin'" o una "runaway"; a volo d'angelo verso un nuovo cuore da conquistare, ma con il garbo ruvido del vero rocker, che, ricordiamo, si strugge solo se strettamente necessario, e comunque sia esige almeno un assolo di chitarra elettrica.

Così mi riguardo il video su youtube, e penso "eran belli i nostri tempi"..

 

Remember yesterday - walking hand in hand
Love letters in the sand - I remember you
Through the sleepless nights and every endless day
I'd wanna hear you say - I remember you
postato da: OirArtNoc alle ore 23:24 | link | commenti
categorie: citazioni, pensieri, musica, riflessioni, video, rock, blue
mercoledì, 21 novembre 2007

Essendo un segreto, io non lo so.

L'AMORE STUPISCE (Ascanio Celestini)


L'amore no non è possibile
nel mondo fragile dei fiori
quando finisce il giorno
ti dice "ritorno",
ma tu resti fuori

L'amore no non è possibile
nel mondo fragile dei fiori
il petalo appassisce
il profumo svanisce
l'amore se ne va

    perchè l'amore stupisce
    tu non capisci e lui ti colpisce
    perchè l'amore inquina
    è come una multinazionale in Cina
    perchè l'amore è un segreto,
    ma io non ve lo dirò.
    Perchè l'amore è un segreto
    ed essendo un segreto io non lo so .


L'amore no non è possibile
nel mondo critico dei liquidi
per stare un poco insieme
per fare una famiglia
ci vuole la bottiglia

L'amore no non è possibile
nel mondo critico dei liquidi
il sole è una dannazione
con l'evaporazione
l'amore se ne va

    perchè l'amore stupisce
    tu non capisci e lui ti colpisce
    perchè l'amore inquina
    è come una multinazionale in Cina
    perchè l'amore è un segreto,
    ma io non ve lo dirò.
    Perchè l'amore è un segreto
    ed essendo un segreto io non lo so .


L'amore no non è possibile
nell'universo della fogna
c'ho tutti i miei parenti
in mezzo agli escrementi
il più pulito c'ha la rogna

L'amore no non è possibile
nell'universo della fogna
pure il più bello di natura
fa schifo, fa paura
l'amore se ne va

    perchè l'amore stupisce
    tu non capisci e lui ti colpisce
    perchè l'amore inquina
    è come una multinazionale in Cina
    perchè l'amore è un segreto,
    ma io non ve lo dirò.
    Perchè l'amore è un segreto
    ed essendo un segreto io non lo so .


forse l'amor,forse è possibile
tra innamorati
cardiopatici
un bacio sulla bocca

il cuore scoppia
l'amore resta eterno
la vita se ne va

    perchè l'amore stupisce
    tu non capisci e lui ti colpisce
    perchè l'amore inquina
    è come una multinazionale in Cina
    perchè l'amore è un segreto,
    ma io non ve lo dirò.
    Perchè l'amore è un segreto
    ed essendo un segreto io non lo so .

(E' un periodo così: mancano le parole)
(Allora le prendo in prestito)
(sperando di poterle rendere, prima o poi)
postato da: OirArtNoc alle ore 20:29 | link | commenti (14)
categorie: citazioni, pensieri, musica, poesia, blue
domenica, 11 novembre 2007

Shhhhhhhhopping

(Come avrebbero detto i Fantastici Cinque)

Oggi per sfuggire all'alienazione da weekend passato sempre e comunque a lavorare, mi sono preso un pomeriggio di sano cazzeggio cittadino, in compagnia dei miei due migliori amici, santi subito, ed in particolare della mia stylist personale. Centro città affollato di bancarelle, di passeggini, di ambulanti e biciclette. Tanta gente,  tanta da costringerti spesso a restare in equilibrio su di un piede, perché il passo successivo proprio non riesci fisicamente a compierlo: sei compresso nelle anse che permettono al lungo serpentone si snodarsi lungo le vie e dentro alla piazza principale. Dopo un lungo peregrinare, mi sono comprato un cavalletto per la macchina fotografica, di quelli piccolini, che si rompono solo a guardarli, ma che se non altro mi permetterà di migliorare i miei tentativi azzardati di macrofotografia. La vera nota di merito va però al